Tuesday, 31 July 2012

La salute non analizza se stessa e neppure si guarda nello specchio. Solo noi malati sappiamo qualche cosa di noi stessi.
Italo Svevo, La coscienza di Zeno, 1923

Così come, secondo Proust, i tre quarti delle malattie delle persone intelligenti provengono dalla loro intelligenza.

Chiaramente io mi annovero sia tra le persone malate sia, presuntuosamente, tra quelle intelligenti, anche se , seguendo la citazione, sarebbe una deduzione più logica che immodesta. 


Monday, 23 July 2012

July rain

[Rember in September in the rain]
E ricomincio così, a Luglio, in estate mentre piove, scrivendo di mesi che non ci sono e che certamente arriveranno, ma poco davvero poco importa.
- Nota per me - Andrebbe discusso il concetto di certamente, in chiave fatalista.
Ripensavo a dei versi di Guccini, sulla scia del"sono sempre la stessa", nulla è cambiato eppure molte cose potrebbero dirsi accadute, ma rimango un po' interdetta nel rivedermi adesso, e non mi costa nulla lasciarmi scivolare un po', allentarmi in qualche nuova frase già scritta, già pensata, sempre nello stesso posto, sempre alla stessa ora circa.

La verità  - iniziare così le frasi è deleterio - è che potrei essere felice.
Non tutti i giorni forse, non propriamente adesso, ma potrei.
Forse mi manca un [you love me once in April] , ma siamo a Luglio come ho detto, ci pensiamo l'anno prossimo a queste cose sentimentali, usiamo un futuro così sembrerà che io stia solo prendendo tempo. 

Fra una settimana avrò la possibilità di parlare di me(ancora) usando tanti aggettivi, non so cosa aspettarmi né prevedo una qualche reazione, perché in realtà mi conosco male, davvero ce la sto mettendo tutta per scordarmi di questa cosa, fingendo di non sorprendermi delle cose che penso, dico e faccio.
Certo l'egocentrismo c'è, anche la grammatica me lo conferma, ma alla fine mi serve qualcosa intorno alla quale ruotare , e preferisco di gran lunga me che altro, perché sono oltremodo (ingenuamente) presuntuosa, ancora ignoro cosa voglia dire rendersi conto della reale propria impotenza, reggere tutta la baracca, e forse non mi stupisce che alcuni arrivino a preferire qualcun altro là al centro, idealizzato, bello e inattaccabile.
Vado a vivere da sola, devo in qualche modo tenere un baricentro, devo in qualche modo tenermi entro un dato centro, sbordare come il tè sulla moquette color vomito mi ha stancata.