Wednesday, 7 March 2012

Elegia IV


Oh alberi di vita, quando il vostro inverno?
Noi non siamo concordi.  Non siamo come gli uccelli
da passo in armonia. Superati, tardi,
ci opponiamo d ‘improvviso ai venti
cadendo così in un lago d’indifferenza.
Conosciamo insieme il fiorire e l’inaridire.
Ma in qualche luogo leoni incedono ancora
e non sanno finchè loro dura maestà d’impotenza. 


Noi però, dove intendiamo un intero, del tutto,
si avverte già il dispendio dell'altro. Ostilità
è a noi la più vicina. Non giungono sempre gli amanti
ai confini l'uno nell'altro, mentre 
si eran ripromessi pianure, caccia e patria.
Per il disegno di un istante, là 

si prepara un fondo contrario, a fatica, 
perchè noi lo vediamo; si è molto chiari, infatti, 
con noi. Non conosciamo il contorno
del sentire; soltanto ciò che da fuori lo forma.
Chi non sedeva pauroso davanti al sipario

del suo cuore? Si aprì : lo scenario era addio. 
[...]


E voi, non ho ragione, 
voi che mi amaste per piccolo inizio
di amore per voi, che sempre ho smarrito,
perchè l'aura nel vostro viso, a me, quando l'amai, 
si trasformava in spazio aperto, in cui voi
non eravate più...: se ho l'animo di attendere
davanti al teatrino, no, di scrutare così a fondo che, 
per bilanciare alla fine il mio sguardo, là, come attore,
deve essere un angelo, a tirar su i manichini.
Angelo e marionetta: poi finalmente è spettacolo.

[...]



Certo, noi crescevamo, talvolta spingendo
per divenire presto adulti, in parte per amore di quelli
che altro più non avevano che d'essere grandi.
E tuttavia nel nostro andare da soli

ci divertivamo di ciò che dura, e là
eravamo nello spazio tra giocattolo e mondo
in un luogo previsto dall'inizio per un puro procedere. 




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