Chi mi dirà sin dove
giunga la vita mia?
Chi mi dirà se anch'io vibro e stormisco
per entro l'uragano;
O se, flutto, mi adagio in fondo al lago;
se non sono anch'io
la pallida betulla che si sbianca,
rabbrividendo ai soffi dell'aprile?
Friday, 28 October 2011
«Ho dimenticato le parole per dirtelo. Le sapevo e le ho dimenticate, e ora ti parlo nell’oblio di quelle parole. Contrariamente a tutte le apparenze non sono una donna che si abbandona corpo e anima all’amore di un solo essere, fosse pure colui che le è più caro al mondo. Sono una persona infedele. Vorrei tanto ricordare le parole che avevo messo da parte per dirti questo. Ma ecco che qualcuna mitorna in mente. Volevo dirti quello che penso, e cioè che bisogna sempre conservare per se stessi, ecco che ritrovo le parole, un posto, una sorta di luogo personale, sì, per esservi soli e per amare. Per amare non si sa cosa, né chi, né come, né per quanto tempo. Per amare, ecco che all’improvviso tutte le parole mi ritornano in mente… per conservare dentro di sé lo spazio di un’attesa, non si sa mai, l’attesa di un amore, di un amore forse ancora senza oggetto, ma di questo e solo di questo, dell’amore. Volevo dirti che eri questa attesa. Sei diventato, tu solo, l’aspetto esteriore della mia vita, quello che io non vedo mai, e resterai così, in questo stato di sconosciuto da me quale sei diventato, fino alla mia morte. Non rispondermi mai. Non conservare alcuna speranza di vedermi, te ne prego. Emily L.» (Marguerite Duras, Emily L.)
Tuesday, 25 October 2011
Nelle mani è finito, zia Tea.
Questa frase riassume tutto.
Non c'è più niente di cartaceo, di reale, le foto di una volta, le cose di una volta.
Nelle mani è finito.
E io che c'entro? Niente.
Io sono quella che è cresciuta senza niente nelle mani.
Altra lite, altra valigia, altra casa.
E poi d'accapo.
Voglio dipingere le porte di azzurro, le pareti di verde, i tavoli di giallo.
Voglio una vita mia, con la mia cucina, la mia stanza, il mio spazio, la mia voce, le mie urla, il mio divano.
Altra casa, vecchia casa, vecchia storia.
Altra giornata, passo indietro.
E il pomeriggio, la sera, dorme quieto così
Lisciato da lunghe dita,
Addormentato... stanco...o malato immaginario ,
Sdraiato sul pavimento, qui accanto a te e a me.
Dovrei, dopo il tè, i gelati e i dolci
Aver la forza di spingere l'attimo alla sua crisi?
Ma sebbene abbia digiunato e pianto, pregato e pianto,
Sebbene abbia visto la mia testa divenuta calva
Portata su un vassoio,
lo non sono un profeta - e questo non mi importa;
Ho veduto il momento della mia grandezza vacillare,
Ho veduto l'eterno valletto tenermi soprabito e ghignare,
E in breve, ne ero spaventato.
Ne sarebbe valsa la pena, dopo tutto,
Dopo le tazze e la marmellata e il tè,
fra la porcellana fra qualche chiacchiera
tua e mia, sarebbe valsa la pena
Di farla finita con un sorriso,
Di comprimere l'universo in una palla
E di farlo rotolare verso una domanda opprimente,
Di dire: « lo sono Lazzaro, venuto dai defunti,
Tornato a dirti tutto, e dirò tutto » -
Se uno, su uno accomodando un guanciale presso il capo,
Dicesse: « Questo non è quello che intendevo,
No, non così. »
E ne sarebbe valsa la pena, dopo tutto,
Ne sarebbe valsa la pena,
Dopo i tramonti e i cortili e le strade spruzzate ,
Dopo i romanzi, le tazze da tè, le sottane che frusciarono sul pavimento
E questo, e molto più? -
E' impossibile dire ciò che intendo!
Ma come se una lanterna magica proiettasse in disegni i nervi su uno schermo:
Sarebbe valsa la pena
Se uno, aggiustando un guanciale o levandole uno scialle di dosso ,
Volgendosi verso la finestra, dicesse:
« No, non così,
Questo non è quello che intendevo »
. . . . . . . . . . .
No! Non sono il Principe Amleto, né destinato ad esserlo;
Sono un cortigiano del seguito , uno che servirà
per ingrossare un corteo, avviare una scena o due,
Consigliare il principe; senza dubbio un docile strumento,
Ossequiente,contento di esser utile,
Prudente, cauto, meticoloso;
Pieno di solenni sentenze, ma un po' ottuso;
Quasi ridicolo -
A volte,veramente, quasi buffone.
Qualche volta.
Divento vecchio... divento vecchio...
Porterò i calzoni arrotolati in fondo.
Dividerò i miei capelli sulla nuca? E a mangiare una pesca, avrò coraggio?
Porterò calzoni di flanella bianca, e a spasso me ne andrò per la marina.
Ho sentito cantare le sirene l'una all'altra.
Io non credo che canteranno per me.
Le ho viste cavalcare l'onde verso il largo
Pettinando la bianca chioma di flutti gonfia :
Quando il vento gonfia l'acqua bianca e nera.
Nelle alcove del mare abbiamo languito
Vicino alle sirene coronate d'alghe rosse e brune
Le voci umane ci destano, e anneghiamo.
Come solinga è fatta
La mente mia d’allora 15Che tu quivi prendesti a far dimora!
Ratto d’intorno intorno al par del lampo
Gli altri pensieri miei
Tutti si dileguàr. Siccome torre
In solitario campo, 20Tu stai solo, gigante, in mezzo a lei.
Cammino, costeggio paesaggi e facce, aggiro lampioni e scavalco portoni, sto cercando di andarmene con un macigno nelle tasche della giacca, cammino silenziosamente come Sisifo, ma sembra che non riesca a procedere, indietreggio e mi volto indietro, cercando un modo per uscirne, ma la realtà è come questo masso da portarmi dietro, spingendolo avanti, ogni giorno uguale all'altro.
"Se tratteniamo i massi nella nostra testa, la vita sembra un macigno. Altrimenti, la vita è semplicemente qualunque cosa stiamo facendo. Il modo per essere appagati della vita così com'è, dello spingere il masso ogni giorno, sta nel diventare l'esperienza dello spingere"
Dall'angoscia alla disperazione, ai limiti di una sottile ossessione dolorosa che mi impedisce anche di vedere una semplice immagine dell'oggetto desiderato.
Le idee fisse sono come crampi, il rimedio è camminarci su. [S. Kierkegaard]
Sunday, 9 October 2011
Se hai uno zio che si rivolge a te citando massime di Marco Aurelio c'è la possibilità che tu venga fuori un po' introverso.
Mi chiedevo, guardando il rotolo di scottex della cucina, chi è il genio che si occupa dei disegni che decorano questo utile e sicuramente poco ornamentale rotolo.
Quale mente pensa le frasi, disegna orribili elefantini o verdure e vegetali, qualche volta credo anche orsetti, chi è l'artista.
In primis, come quando ci si interroga su chi ha pensato di creare i post it, bisogna partire dalle origini, ovvero dalla radice prima che è americana.
Ballou & Scott fondata nel 1865 da Thomas Seymour Scott e Otis H. Ballou, poi divenuta Scott Paper Co. Limited, e da una Kimberly, Clark and Co., fondata nel 1872 nel Wisconsin da John A. Kimberly, Havilah Babcock, Charles B. Clark e Frank C. Shattuck, con un capitale iniziale di 30.000 dollari. Negli anni entrambe le società conobbero una forte espansione, con importanti acquisizioni negli Stati Uniti ed all'estero, ed il contemporaneo sviluppo di prodotti diversi, caratterizzati da marchi che diverranno col tempo conosciuti a livello mondiale, quali Kleenex e Scottex. La struttura attuale nasce negli anni novanta, quando la Kimberly-Clark incorpora la Scott. ( sede a Dallas, Texas).
In realtà queste nozioni di cultura sub-generale non credo abbiano una grande rilevanza, così come non serve sapere che il bradipo ha la peculiarità dell'indolenza e che alla sua massima forma fisica e volontà riesce a percorrere 5 metri in un'ora. E, giusto per aggiungerne un'altra, che la rana dorata, detta Phyllobates terribilis, originaria della Colombia, grande quanto mezzo pollice, per l'esattezza 2,5 cm, è l'animale più velenoso del mondo, ha abbastanza veleno da uccidere dieci persone adulte.
Ergo, se voglio far fuori qualcuno, mi basta strisciare una bic sulla sua schiena e poi porgerla al diretto interessato, tanto prima o poi se la metterà in bocca o avrà certamente una feritina nella mano. ( come faceva il popolo indigeno Emberà, però con i dardi per la cerbottana)
E Sto diventando cronica in tutto.
Apri un occhio e sono le 7.47, lo sono da cinque giorni, una beffa elettronica di colore giallo sul comodino mi conferma che sono entrata in una fase sconosciuta.
Il mio cervello rimbalza tra le tempie, cerca pietà in un caffè e latte che non ha più nulla da dirgli e si comprime in una cuffia blu.
Il mio accappatoio verde è troppo grande per me, la mia faccia troppo stanca, i miei occhi troppi spenti, se mi cade una monetina per terra mi chino per raccoglierla, ma dopo tendo a pietrificarmi, rimanendo accovacciata con il sole sulla schiena, per non pensare accanto ad un prato.
E poi torno a casa, con le mie espressioni che cambiano ad ogni semaforo, se mi fermo divento cronica, se ci penso mi involvo, se ti vedo mi blocco e sorrido, se crollo nel mondo reale mi dispero, se mi illudo dimentico quale è la destra e quale la sinistra, e poi arrivo dove dovevo arrivare, apro una porta e vorrei soffocarmi tra le lenzuola, però non lo faccio, non lo faccio perchè domani andrà meglio, domani mi sveglierò alle 7.47 e andrà meglio.
So solo che non riesco più a capire se c'è una gran differenza tra oggi e domani.