Thursday, 29 December 2011

Due poesie

Seguo questo corso di sabbia che scorre
tra i ciottoli e la duna
la pioggia d'estate piove sulla mia vita
su me la vita che mi sfugge mi insegue
e finirà il giorno del suo inizio

caro istante ti vedo
in questa tenda di bruma che indietreggia
dove non dovrò più calpestare quelle lunghe soglie mobili
 e vivrò il tempo di una porta
che si apre e si richiude


de tagte es

redimi gli addii surrogati
il foglio fluente nella tua mano
che altro non hanno per la terra
e il vetro terso sopra i tuoi occhi

Tystnaden







Parole di una lingua straniera : Anima.

Wednesday, 28 December 2011

Questa è la storia di un maglione appestatore

Non c'è cosa più bella ( classica frase priva di verità) di una doccia calda seguita da un caffè e una sigaretta, se i capelli si asciugassero da soli potrei anche infilarmi nuovamente nel letto in preda a ghiriche idee sul mio immediato futuro.
In realtà c'è freddo e il caffè fa schifo ed ho appena scoperto o meglio ho confermato una mia supposizione circa un maglione.
Puzza, e come puzza.
Non puzza come puzzano le cose sporche, perché l'ho pure lavato, questo maglione porta con sé la puzza, la trattiene senza fartela sentire e poi, dopo che l'hai tolto e ti sei fatta una doccia, continui a puzzare.
Ti cede la sua puzza in  maniera quasi permanente. 
Credevo fossi io e invece era un maglione.
Potrebbe essere una scusa parlare di un maglione evoluto a livello di trasmissione di molecole di cattivo odore, ma è la verità.
Ho indagato e ho scoperto che è un maglione generazionale. 
Ecco la spiegazione.

E Ceronetti mi sta guardando e disapprova, lui preferisce dedicarsi a dissertazioni molto più colte.

Nessuno è perso, nell'infinito.
Terribile è perdersi, sentire di essere persi, nel finito. 

Ora parla di Prepuzio cosmico, devo andare a leggere.

Sunday, 18 December 2011

MEIO-DIA

Meio-dia. Um canto da praia sem ninguém.
O sol no alto, fundo, enorme, aberto,
Tornou o céu de todo o deus deserto.
A luz cai implacável como um castigo.
Não há fantasmas nem almas,
E o mar imenso solitário e antigo
Parece bater palmas.




Mezzogiorno. Un angolo di spiaggia senza nessuno.
In alto il sole, profondo, enorme, aperto,
Ha reso il cielo di ogni dio deserto.
La luce cade implacabile come un castigo.
Non ci sono fantasmi né anime,
E il mare immenso solitario e antico
Sembra che applauda.


Saturday, 17 December 2011

Ogni legame è sofferenza e causa di sofferenza. Finché non ci si emancipa dagli esseri, si vive nella pura vulnerabilità.

Che cosa succederebbe se il volto umano esprimesse fedelmente tutta la sofferenza di dentro, se l'espressione traducesse tutto il tormento interiore? Riusciremmo ancora a conversare? Non dovremmo parlare nascondendoci il volto con le mani? La vita diventerebbe decisamente impossibile se i nostri tratti palesassero l'intensità dei nostri sentimenti. Nessuno avrebbe più il coraggio di guardarsi allo specchio, perché un'immagine insieme grottesca e tragica mescolerebbe ai contorni della fisionomia macchie di sangue, piaghe sempre aperte e rivoli di lacrime irrefrenabili.

Friday, 16 December 2011

E mi ritrovo nuovamente qua con uno sbadiglio impigliato tra due parole; congiungerle è possibile solo dopo una dovuta pausa.
Da un lato Cioran dall'altro "Il mestiere di vivere"  e delle linee grigio scuro su della carta, storie di altri che arrivano a me che sono sempre qua, tra una moquette che si sfalda e una voragine di carta da parati.
In fondo penso e sempre  e solo a me, perchè continuamente con me starò e se della vita devo parlare, giusto per tirar tardi , non riesco a dir poi molto, perchè per esprimere la vita, non solo bisogna rinunciare a molte cose, ma avere il coraggio di tacere questa rinuncia.
E
ci guardiamo tutti, scrutiamo lasciamo passare, senza una reale consapevolezza, cerchiamo lo sguardo di qualcuno e perdiamo tutto.
Perdiamo ogni giorno e rimango disarmata per tutto quello che sfugge, che si nasconde nell'incrocio di una spalliera, dietro il profilo di un gomito altrui, vedo tanti occhi, tante mani e continuo a perdere tutto.
Si , è vero, sempre di me stiamo parlando, un po' di una menzogna, un po' di una catasta di casse da frutta.
l'arte di vivere è l'arte di saper credere alle menzogne. Il tremendo è che, non sapendo qui sit veritas, sappiamo però che cos'è la menzogna.

Thursday, 15 December 2011

Il mistero degli occhi e dello sguardo

del soggetto e dell'oggetto, trasparente

sull'orrore che sta oltre se stesso; il muto
sentimento di ignorare se stessi,
e la tormentata commozione che nasce
dall'avvertire la follia del vuoto;
l'orrore di, un'esistenza incompresa
quando da' tale orrore si giunge all'anima
rende ogni dolore umano un'illusione.

Non leggo. Per ore interminabili,
a tutto estraneo, se non a una dolorosa
coscienza vuota di me stesso,
come un freddo in una notte intensa,
davanti al libro aperto io vivo e muoio...







Friday, 9 December 2011

Rimedio

Che vita è questa? 
Che vita è stata?
Mai più saggezza, ma più.
Se c'è un rimedio, io corro da te

senza una mano che mi sfiori 



io corro da te. 

Thursday, 8 December 2011

Mi è ritornata voglia di Jazz



C'è il termosifone che gorgheggia in preda all'euforia di esser nuovamente utile dopo tanti inverni di silente presenza, eccolo là che guarda con il suo monocolo, sembra particolarmente simpatico oggi.
In questo diffuso tepore stavo riascoltando Sidney Bechet e maledicendomi per avere così tanta confusione in testa, la parola sistematico non mi è mai piaciuta e me ne rendo conto, ma ci deve essere un modo per riuscire a ricollegarsi con se stessi nei mesi, con il mio telencefalo.

Monday, 5 December 2011

E quando è notte, sempre, una tribù di parole mutilate cerca asilo nella mia gola

La noche
Poco sé de la noche

pero la noche parece saber de mí,
y mas aún, me asiste como si me quisiera,
me cubre la conciencia con sus estrellas.
Tal vez la noche sea la vida y el sol la muerte. 
Tal vez la noche es nada
y las conjeturas sobre ella nada
y los seres que la viven nada.
Tal vez las palabras sean lo único que existe
en el enorme vacío de los siglos
que nos arañan el alma con sus recuerdos.

Pero la noche ha de conocer la miseria

que bebe de nuestra sangre y de nuestras ideas.
Ella ha de arrojar odio a nuestras miradas
sabiéndolas llenas de intereses, de desencuentros.

Pero sucede que oigo a la noche llorar en mis huesos.

Su lágrima immensa delira
y grita que algo se fue para siempre.

Alguna vez volveremos a ser.
La notte
So poco della notte

ma la notte sembra sapere di me,
e in più, mi cura come se mi amasse,
mi copre la coscienza con le sue stelle.
Forse la notte è la vita e il sole la morte.
Forse la notte è niente
e le congetture sopra di lei niente
e gli esseri che la vivono niente.
Forse le parole sono l’unica cosa che esiste
nell’enorme vuoto dei secoli
che ci graffiano l’anima con i loro ricordi.

Ma la notte deve conoscere la miseria

che beve dal nostro sangue e dalle nostre idee.
Deve scaraventare odio sui nostri sguardi
sapendoli pieni di interessi, di non incontri.

Ma accade che ascolto la notte piangere nelle mie ossa.

La sua lacrima immensa delira
e grida che qualcosa se n’è andato per sempre.

Un giorno torneremo ad essere.
aguardadora insomne
tiembla sobre la página blanca
arroja sal a los ojos del asesino
y es un mundo blanco y sin ti



colei che aspetta insonne
trema sulla pagina bianca
lancia sale agli occhi dell’assassino
ed è un mondo bianco e senza te

Tuesday, 29 November 2011

In deiner Schläfe starb ein Paradies.

Dasein 

Hatte wogendes Nachtaar
Liegt lange schon wo begraben
Hatte Augen wie Bäche klar
Befor die Trübsal mein Gast war
Hatte Hände muschelrotweiß,
Aber die Arbeit verzehrte ihr Weiß.
Und einmal kommt der Letzte,
Der senkt den hohlen Blick
Nach meines Leibes Vergänglichkeit
Und wirft von mir alles Sterben.
Und es atmet meine Seele auf
Und trinkt das Ewige.

Esistenza

Ebbi una chioma notturna ondeggiante,
giace sepolta da un pezzo.
Ebbi occhi come chiari ruscelli,
prima che l'afflizione fosse  mia ospite.
Ebbi mani conchiglie bianche e rosse,
però il lavoro ne consumò il bianco.
E una volta viene l'ultimo,
che abbassa il fosco sguardo
sulla caducità del mio corpo
e mi butta via tutta la morte.
E su respira la mia anima
e beve l'eterno.




Heimweh 

Ich kann die Sprache
Dises kühlen Landes nicht,
Und seinen Schritt nicht gehn.

Auch die Wolken, die vorbeiziehn,
Weiss ich nicht zu deuten.

Die nacht ist eine Stiefkönigin.

Immer muss ich an die Pharaonenwälder denken
Und küsse die Bilder meiner Sterne.

Meine Lippen leuchten schon
Und sprechen Fernes,

Und bin ein buntes Bilderbuch
auf deinem Schoss.

Aber dein Antlitz spinnt
Einen Schleier aus Weinen.

Meine schillernden Vögeln
Sind die Korallen ausgestochen,

An den Hecken der Gärten
Versteinern sich ihre weichen Nester.

Wer salbt meine toten Paläste -
Sie trugen die Kronen meiner Väter,
Iher Gebete versanken im heiligen Fluss.

Nostalgia

Io non sono la lingua
di queste terre fredde,
io non so tenere il suo passo.

Nè so interpretare le nuvole
che passano in cielo.

La notte è una regina matrigna.

Io penso sempre ai boschi dei faraoni
e bacio le immagini delle mie stelle.

Le mie labbra brillano belle
e parlano di lontananze.

E io sono un variopinto libro di figure
sul tuo grembo.

Ma il tuo volto mi tesse
un velo di lacrime.

I miei uccelli scintillanti
sono coralli trafitti,
sulle siepi dei giardini
dove s'impietriscono i loro nidi delicati.

Chi consacra i miei palazzi morti -
loro portarono la corona dei miei padri,
le loro preghiere s'affondarono nel sacro fiume.

Else Lasker Schüler  



Sunday, 27 November 2011

Agonia





Girerò per le strade finché non sarò stanca morta
saprò vivere sola e fissare negli occhi
ogni volto che passa e restare la stessa.
Questo fresco che sale a cercarmi le vene
è un risveglio che mai nel mattino ho provato
così vero: soltanto, mi sento più forte
che il mio corpo, e un tremore più freddo
accompagna il mattino.


Son lontani i mattini che avevo vent'anni.
E domani, ventuno: domani uscirò per le strade,
ne ricordo ogni sasso e le striscie di cielo.
Da domani la gente riprende a vedermi
e sarò ritta in piedi e potrò soffermarmi
e specchiarmi in vetrine. I mattini di un tempo,
ero giovane e non lo sapevo, e nemmeno sapevo
di esser io che passavo-una donna, padrona
di se stessa. La magra bambina che fui
si è svegliata da un pianto durato per anni
ora è come quel pianto non fosse mai stato
.
E desidero solo colori. I colori non piangono,
sono come un risveglio: domani i colori
torneranno. Ciascuna uscirà per la strada,
ogni corpo un colore-perfino i bambini.
Questo corpo vestito di rosso leggero
dopo tanto pallore riavrà la sua vita.
Sentirò intorno a me scivolare gli sguardi
e saprò d'esser io: gettando un'occhiata,
mi vedrò tra la gente. Ogni nuovo mattino,
uscirò per le strade cercando i colori.

Epilogue


Tento, tento, tento, tanto tanto tanto tento
e non sono mai, mai, mai.
Tento, tento, tento, tanto tanto tanto tento,

la morte mi fa ridere.

Tento, tento, tento, tanto tanto tanto tento,
ma la morte mi fa ridere, 

la vita no.


L'alternativa che mi ha dato Piero Ciampi

Vuoi stare vicina? nooo?
Ma vaffanculo. Ma vaffanculo.
Sono quarant'anni che ti voglio dire... ma vaffanculo.
Ma vaffanculo te e tutti i tuoi cari. Ma vaffanculo.

Ma come? Ma sono secoli che ti amo, cinquemila anni, e
tu mi dici di no? Ma vaffanculo. Sai che cosa ti dico? va-ffan-culo. Te,
gli intellettuali e i pirati. Vaffanculo. Vaffanculo .
Non ho altro da dirti. Sai che bel vaffanculo che ti porti nella tomba?
Perché io sono bello, sono bellissimo, e dove vai? Ma vaffanculo. E
non ridere, non conosci l'educazione, eh? Portami
una sedia, e vattene.

Saturday, 26 November 2011

Knochen or maybe not

Devo continuare a ripetermelo fino alla fine dei miei giorni :

Le cose succedono quando possono prenderti alla sprovvista.
Le persone tornano quando stavi solo pensando a grattarti un gomito.
Le lettere arrivano quando pigramente giocavi ad aggiornare una pagina web.

Vogliono i miei infarti.

Sunday, 20 November 2011

Friday, 18 November 2011


La vita è vita dappertutto; la vita è dentro noi stessi, e non in ciò che ci circonda all’esterno. Intorno a me ci saranno sempre degli uomini, ed essere un uomo tra gli uomini e rimanerlo per sempre, in qualsiasi sventura, non abbattersi e non perdersi d’animo, ecco in che cosa sta la vita, e in che cosa consiste il suo compito. Io mi sono reso conto di questo, e questa idea mi è entrata nella carne e nel sangue. Si, è vero! Quella testa che creava, che viveva della vita superiore dell’arte, che aveva preso coscienza e si era abituata alle sublimi esigenze dello spirito, ebbene quella testa è già stata tagliata via dalle mie spalle. E’ rimasta la memoria e le immagini da me create, ma non ancora realizzate. Queste immagini mi bruceranno come piaghe aperte, è vero! Ma in me è rimasto il cuore, è rimasta quella stessa carne e sangue che può sempre amare e soffrire, desiderare e ricordare, e questa è ancora vita”.

Fedor Dostoevskij, Lettera al fratello Michail dalla fortezza di Pietro e Paolo di Pietroburgo (22 dicembre 1849)

Thursday, 17 November 2011


Scendemmo là, dove il giorno si perde
a cercarsi da solo nascosto tra il verde,
e lui parlò come quando si prega,
ed alla fine d'ogni preghiera

contava una vertebra della mia schiena. 

Wednesday, 16 November 2011

Mattino


La finestra socchiusa contiene un volto
sopra il campo del mare. I capelli vaghi
accompagnano il tenero ritmo del mare.


Non ci sono ricordi su questo viso.
Solo un'ombra fuggevole, come di nube.
L'ombra è umida e dolce come la sabbia
di una cavità intatta, sotto il crepuscolo.
Non ci sono ricordi. Solo un sussurro
che è la voce del mare fatta ricordo.


Nel crepuscolo l'acqua molle dell'alba
che s'imbeve di luce, rischiara il viso.
Ogni giorno è un miracolo senza tempo,
sotto il sole: una luce salsa l'impregna
e un sapore di frutto marino vivo.


Non esiste ricordo su questo viso.
Non esiste parola che lo contenga
o accomuni alle cose passate. Ieri,
dalla breve finestra è svanito come
svanirà tra un istante, senza tristezza
né parole umane, sul campo del mare.


Cesare Pavese

Tuesday, 15 November 2011




In un anfratto di rupe
risucchia il mare ossessivamente,
un solo vuoto è perno di tutto il mare

Saturday, 12 November 2011

Fuori(dal)luogo

Da qualche tempo ho l'impressione sempre più netta che tutti siano morti.
Capita quando parlo con la gente. Nel bel mezzo di una frase mi piomba addosso: si, senza alcun dubbio, questa è la morte.
C'è poco da fare se non emettere un gemito, chiedere scusa e scivolare via il prima possibile.
In queste occasioni sembra che la conversazione sia portata avanti da automi impossibilitati a scegliere le cose da dire.
Sento me stesso o qualcun altro pronunciare cose come: "A mio parere il popolo russo è un grande popolo, ma..." oppure "Si, quello che lei dice a proposito dell'ipocrisia del Nord è senz'altro vero. Tuttavia..." e io penso dentro di me : questa è la morte. 

Ci lasciamo ridendo e morti.
"Parler français", sagt er, "c'est parler sans parler, en quelque manière"

Wednesday, 9 November 2011

Non inventerò l'inutile menzogna della perpetuità

Se devo vivere senza di te, che sia duro e cruento,
la minestra fredda, le scarpe rotte, o che a metà dell’opulenza
si alzi il secco ramo della tosse, che latra
il tuo nome deformato, le vocali di spuma, e nelle dita
mi si incollino le lenzuola, e niente mi dia pace.
Non imparerò per questo a meglio amarti,
però sloggiato dalla felicità
saprò quanta me ne davi a volte soltanto standomi nei pressi.
Questo voglio capirlo, ma mi inganno:
sarà necessaria la brina dell’architrave
perché colui che si ripari sotto il portale comprenda
la luce della sala da pranzo, le tovaglie di latte, e l’aroma
dl pane che passa la sua mano bruna per la fessura.
Tanto lontano ormai da te
come un occhio dall'altro,
da questa avversità che assumo nascerà adesso
lo sguardo che alla fine ti meriti.


--

Ti amo per le ciglia, per i capelli, ti dibatto nei corridoi
       bianchissimi dove si giocano le fonti delle luci,
ti discuto a ogni nome, ti svello con delicatezza di cicatrice, 
ti vado mettendo sulla testa ceneri di lampo e nastri
       che nella pioggia dormivano.
Non voglio che tu abbia una forma, che tu sia
       precisamente ciò che viene dietro la tua mano,
perché l’acqua, considera l’acqua, e i leoni quando si
       dissolvono nello zucchero della favola,
e i gesti, questa architettura del nulla, 
che accendono le loro lampade a metà dell’incontro.
Tutta mattina è la lavagna dove ti invento e ti disegno, 
pronto a cancellarti, così non sei, neppure con questi
       capelli lisciati, questo sorriso.
Cerco la tua somma, il bordo della coppa
dove il vino è anche la luna e lo specchio,
cerco questa linea che fa tremare un uomo in una galleria di museo.

Per di più ti amo, e fa tempo e freddo.


--

“Disegno della tua voce nella riva del sogno,
scogliere di cuscini con quest’odore di costa vicina,
quando gli animali buttati nella cala, le creature di sentina
odorano l’erba e per i ponti si arrampica
un tremito di pelle e di furioso godimento.
Allora mi capita di non conoscerti, aprire l’occhio di questa lampada
a cui sfuggi coprendoti il viso con i capelli,
ti guardo e non so più
se ancora una volta affiori dalla notte
con il disegno esatto di quest’altra notte della tua pelle,
con il ventre che palpita la sua respirazione soave
abbandonata appena nella nostra tiepida spiaggia
da un leggero colpo di risacca.
Ti riconosco, salgo per il profumo dei tuoi capelli
fino a questa voce che nuovamente mi sollecita,
contempliamo
nello stesso tempo la doppia isola sulla quale siamo
naufraghi e paesaggio, piede e arena,
anche tu mi sollevi dal nulla
con il tuo sguardo errabondo sul mio petto sul mio sesso,
la carezza che inventa nella mia cintura il suo galoppo di puledri.
Nella luce sei ombra e io sono luce, sono la luce della tua ombra
e tu gettata nelle alghe fingi l’ombra del mio corpo,
quando la sua angusta fronte ferisce le pietre e proietta
come un fragore di voragine all’altro lato, un territorio
che inutilmente investe e brama.
Ombra della mia luce, come raggiungerti,
come inguainare questo balenio nella tua notte!
Allora c’è un istante segreto
in cui gli occhi cercano negli occhi un volo di gabbiani,
qualcosa che sia orbita e richiamo,
una consacrazione e un labirinto di pipistrelli,
ciò che sorgeva nell’oscurità come un gemere a tentoni,
una pelle che si raffreddava e scendeva, un ritmo rotto,
si muta in convivenza, parola d’ordine, strappo
del vento che si infrange contro la vela bianca,
il grido della vedetta ci esalta,
corriamo insieme fino a che la cresta
dell’onda zenitale ci travolge
in una interminabile cerimonia di spume,
e ricominciano i naufragi, il lento nuoto verso le spiagge,
il sogno bocconi fra meduse morte e i cristalli di sale
dove arde il mondo.”


Saturday, 29 October 2011

Je Veux d'l'amour, d'la joie, de la bonne humeur



Chi mi dirà sin dove
giunga la vita mia?
Chi mi dirà se anch'io vibro e stormisco
per entro l'uragano;
O se, flutto, mi adagio in fondo al lago;
se non sono anch'io
la pallida betulla che si sbianca,
rabbrividendo ai soffi dell'aprile?
 

Friday, 28 October 2011

«Ho dimenticato le parole per dirtelo. Le sapevo e le ho dimenticate, e ora ti parlo nell’oblio di quelle parole. Contrariamente a tutte le apparenze non sono una donna che si abbandona corpo e anima all’amore di un solo essere, fosse pure colui che le è più caro al mondo. Sono una persona infedele. Vorrei tanto ricordare le parole che avevo messo da parte per dirti questo. Ma ecco che qualcuna mitorna in mente. Volevo dirti quello che penso, e cioè che bisogna sempre conservare per se stessi, ecco che ritrovo le parole, un posto, una sorta di luogo personale, sì, per esservi soli e per amare. Per amare non si sa cosa, né chi, né come, né per quanto tempo. Per amare, ecco che all’improvviso tutte le parole mi ritornano in mente… per conservare dentro di sé lo spazio di un’attesa, non si sa mai, l’attesa di un amore, di un amore forse ancora senza oggetto, ma di questo e solo di questo, dell’amore. Volevo dirti che eri questa attesa. Sei diventato, tu solo, l’aspetto esteriore della mia vita, quello che io non vedo mai, e resterai così, in questo stato di sconosciuto da me quale sei diventato, fino alla mia morte. Non rispondermi mai. Non conservare alcuna speranza di vedermi, te ne prego. Emily L.» (Marguerite Duras, Emily L.)


Tuesday, 25 October 2011

Nelle mani è finito, zia Tea.
Questa frase riassume tutto.
Non c'è più niente di cartaceo, di reale, le foto di una volta, le cose di una volta.
Nelle mani è finito.
E io che c'entro? Niente.
Io sono quella che è cresciuta senza niente nelle mani.

Di casa in casa

Altra lite, altra valigia, altra casa.
E poi d'accapo.

Voglio dipingere le porte di azzurro, le pareti di verde, i tavoli di giallo.
Voglio una vita mia, con la mia cucina, la mia stanza, il mio spazio, la mia voce, le mie urla, il mio divano.

Altra casa, vecchia casa, vecchia storia.
Altra giornata, passo indietro.

Sunday, 23 October 2011

The Love Song II

E il pomeriggio, la sera, dorme quieto così
Lisciato da lunghe dita,
Addormentato... stanco...o malato immaginario ,
Sdraiato sul pavimento, qui accanto a te e a me.
Dovrei, dopo il tè, i gelati e i dolci
Aver la forza di spingere l'attimo alla sua crisi?
Ma sebbene abbia digiunato e pianto, pregato e pianto,
Sebbene abbia visto la mia testa divenuta calva
Portata su un vassoio,
lo non sono un profeta - e questo non mi importa;
Ho veduto  il momento della mia grandezza vacillare,
Ho veduto l'eterno valletto tenermi soprabito e ghignare,
E in breve, ne ero spaventato.

Ne sarebbe valsa la pena, dopo tutto,
Dopo le tazze e la marmellata e il tè,
fra la porcellana fra qualche chiacchiera
tua e mia,  sarebbe valsa la pena
Di farla finita con un sorriso,
Di comprimere  l'universo in una palla
E di farlo rotolare verso una domanda opprimente,
Di dire: « lo sono Lazzaro, venuto dai defunti,
Tornato a  dirti tutto, e dirò tutto » -
Se uno, su uno accomodando un guanciale presso il capo,
Dicesse: « Questo non è  quello che intendevo,
No, non così. »
E ne sarebbe valsa la pena, dopo tutto,
Ne sarebbe valsa la pena,
Dopo i tramonti e i cortili e le strade spruzzate ,
Dopo i romanzi,  le tazze da tè,  le sottane che frusciarono sul pavimento
E questo, e molto più? -
E' impossibile dire ciò che intendo!
Ma come se una lanterna magica proiettasse in disegni i nervi su uno schermo:
Sarebbe valsa la pena
Se uno, aggiustando un guanciale o levandole uno scialle di dosso ,
Volgendosi verso la finestra, dicesse:
« No, non così,
Questo non è quello che intendevo »

. . . . . . . . . . .

No! Non sono il Principe Amleto, né destinato ad esserlo;
Sono un cortigiano del seguito , uno che servirà
per ingrossare un corteo, avviare una scena o due,
Consigliare il principe; senza dubbio un docile strumento,
Ossequiente,contento di esser utile,
Prudente, cauto, meticoloso;
Pieno di solenni sentenze, ma un po' ottuso;
Quasi ridicolo -
A volte,veramente, quasi buffone.
Qualche volta.

Divento vecchio... divento vecchio...
Porterò i calzoni arrotolati in fondo.

Dividerò i miei capelli sulla nuca? E a mangiare una pesca, avrò coraggio?
Porterò calzoni di flanella bianca, e a spasso me ne andrò per la marina.
Ho sentito cantare le sirene l'una all'altra.

Io non credo che canteranno per me.

Le ho viste cavalcare l'onde verso il largo
Pettinando la bianca chioma di flutti gonfia :
Quando il vento gonfia l'acqua bianca e nera.

Nelle alcove del mare abbiamo languito
Vicino alle sirene coronate d'alghe rosse e brune
Le voci umane ci destano, e anneghiamo.

Monday, 17 October 2011


le loro braccia profili di rami,
nei gesti immobili d'un altra vita,
foglie le mani, spine le dita. 

Thursday, 13 October 2011

Or poserai per sempre, stanco mio cor.



Come solinga è fatta
La mente mia d’allora
15Che tu quivi prendesti a far dimora!
Ratto d’intorno intorno al par del lampo
Gli altri pensieri miei
Tutti si dileguàr. Siccome torre
In solitario campo,
20Tu stai solo, gigante, in mezzo a lei.


Non mi resta che dedicarmi interamente ai libri.

Wednesday, 12 October 2011

Le idee fisse sono come crampi...


Cammino, costeggio paesaggi e facce, aggiro lampioni e scavalco portoni, sto cercando di andarmene con un macigno nelle tasche della giacca, cammino silenziosamente come Sisifo, ma sembra che non riesca a procedere, indietreggio e mi volto indietro, cercando un modo per uscirne, ma la realtà è come questo masso da portarmi dietro, spingendolo avanti, ogni giorno uguale all'altro.
"Se tratteniamo i massi nella nostra testa, la vita sembra un macigno. Altrimenti, la vita è semplicemente qualunque cosa stiamo facendo. Il modo per essere appagati della vita così com'è, dello spingere il masso ogni giorno, sta nel diventare l'esperienza dello spingere"

Dall'angoscia alla disperazione, ai limiti di una sottile ossessione dolorosa che mi impedisce anche di vedere una semplice immagine dell'oggetto desiderato.

Le idee fisse sono come crampi, il rimedio è camminarci su. [S. Kierkegaard]

Sunday, 9 October 2011

Se hai uno zio che si rivolge a te citando massime di Marco Aurelio c'è la possibilità che tu venga fuori un po' introverso.

Saturday, 8 October 2011

The Love Song


Allora andiamo, tu ed io, 
Quando la sera è tesa contro il cielo 
Come su un tavolo un paziente in preda alla narcosi;
Andiamo per certe semideserte strade
Ritrovi mormoranti 
Di chi passa notti agitate in alberghi da poco 
E restaurants sparsi di segatura e gusci d’ostrica;
Strade si susseguono come un tedioso argomento
D’ingannevole intento
E c’inducono ad una domanda opprimente…
Oh, non chiedete: "Cos’è?"
Andiamo a far la nostra visita.

Nella stanza le donne vanno e vengono
Parlando di Michelangelo.                                                                

                                                               
La nebbia gialla che strofina il dorso sui vetri della finestra
il fumo, giallo che strofina il muso sui vetri della finestra
ha lambito con la lingua gli angoli della sera
ha esitato sulle pozze stagnanti dei gorelli 
s'è lasciato cadere sul dorso la fuliggine caduta dai camini 
è scivolato dalla terrazza, ha fatto un salto improvviso
e vedendo che era una tenera sera d'ottobre 
s'è inanellato intorno alla casa e s'è assopito. 

Invero ci sarà tempo 
per il fumo giallo che scivola lungo la strada
strofinando la sua schiena contro i vetri
ci sarà tempo, ci sarà tempo
Per preparare una faccia per incontrare le facce che incontri 

Ci sarà tempo per uccidere e creare
E tempo per tutte le opere e i giorni delle mani
Che sollevano e lasciano cadere una domanda sul tuo piatto 
Tempo per me e tempo per te 
E tempo anche per cento indecisioni 
e per cento visioni e revisioni 
prima di prendere un crostino e tè 

E infatti ci sarà tempo 
di chiedersi "Avrò il coraggio?" e "avrò il coraggio?" 
tempo di tornare indietro e scendere la scala 
con una piazza in mezzo ai miei capelli
(Diranno - Come ti si diradano i capelli) 
il mio abito da mattina il colletto che saldo sale al mento 
la cravatta di buon gusto ma fatta valere da un semplice spillo 
(Diranno - Come son magre le sue braccia e le sue gambe)
Avrò il coraggio 
di turbare l'universo?
In un attimo c'è tempo 
per decisioni e revisioni che un attimo rovescerà 
Perchè già tutte ormai le ho conosciute, tutte le ho conosciute
Ho conosciute le sere, le mattine, i pomeriggi
Ho misurato la mia vita con cucchiai da caffè
Conosco le voci languenti con una cadenza languente 
sotto la musica che proviene da una stanza più lontana 
Così, che dovrei credere?
E ho già conosciuto gli occhi, tutti li ho conosciuti 
Gli occhi che ti fissano in una frase formulata 
E quando sono formulato, dibattendomi su uno spillo
Quando sono appuntato e mi contorco su un muro 
Allora come potrei cominciare
 a sputare tutte le cicche dei miei giorni e delle mie abitudini 
Perchè dovrei credere?
E ho conosciuto già tutte le braccia, le ho conosciute tutte
braccia adorne di braccialetti e bianche e nude
ma la luce delle lampade coperte di lanugine castane 
E' il profumo che viene da un vestito 
che mi fa divagare a questo modo?
Braccia appoggiate lungo un tavolo avvolte in uno scialle
E allora che dovrei credere?
Come dovrei cominciare? 

Dirò, all'imbrunire ho vagato per le strade strette
e ho guardato il fumo che sale dalla pipe 
di uomini soli e scamiciati ai davanzali ? 

Avrei dovuto essere due ruvide branche 
in corsa sul fondo di mari silenziosi



Scottex, bradipi e rane

Mi chiedevo, guardando il rotolo di scottex della cucina, chi è il genio che si occupa dei disegni che decorano questo utile e sicuramente poco ornamentale rotolo.
Quale mente pensa le frasi, disegna orribili elefantini o verdure e vegetali, qualche volta credo anche orsetti, chi è l'artista.
In primis, come quando ci si interroga su chi ha pensato di creare i post it, bisogna partire dalle origini, ovvero dalla radice prima che è americana.

 Ballou & Scott fondata nel 1865 da Thomas Seymour Scott e Otis H. Ballou, poi divenuta Scott Paper Co. Limited, e da una Kimberly, Clark and Co., fondata nel 1872 nel Wisconsin da John A. Kimberly, Havilah Babcock, Charles B. Clark e Frank C. Shattuck, con un capitale iniziale di 30.000 dollari.
Negli anni entrambe le società conobbero una forte espansione, con importanti acquisizioni negli Stati Uniti ed all'estero, ed il contemporaneo sviluppo di prodotti diversi, caratterizzati da marchi che diverranno col tempo conosciuti a livello mondiale, quali Kleenex e Scottex.
La struttura attuale nasce negli anni novanta, quando la Kimberly-Clark incorpora la Scott. ( sede a Dallas, Texas). 

Ovviamente ad ampliare le informazioni ci pensa Nonciclopedia, il che mi dà la conferma che qualcun altro nel mondo si è posto il mio stesso dilemma.

http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Sir_John_Hendriu_Scottex  



In realtà queste nozioni di cultura sub-generale non credo abbiano una grande rilevanza, così come non serve sapere che il bradipo ha la peculiarità dell'indolenza e che alla sua massima forma fisica e volontà riesce a percorrere 5 metri in un'ora. E, giusto per aggiungerne un'altra,  che la rana dorata, detta Phyllobates terribilis, originaria della Colombia,   grande quanto mezzo pollice, per l'esattezza 2,5 cm, è l'animale più velenoso del mondo, ha abbastanza veleno da uccidere dieci persone adulte.
Ergo, se voglio far fuori qualcuno, mi basta strisciare una bic sulla sua schiena e poi porgerla al diretto interessato, tanto prima o poi se la metterà in bocca o avrà certamente una feritina nella mano. 

( come faceva il popolo indigeno Emberà, però con i dardi per la cerbottana) 






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